Online il report MONITORING EU AGRI-FOOD TRADE DEVELOPMENTS con focus sul mese di settembre. Il bollettino, redatto dalla Direzione Generale Agricoltura e Sviluppo Rurale (DG AGRI) della Commissione europea, offre un’analisi aggiornata di export, import e mercati strategici, evidenziando i fattori che stanno influenzando gli scambi internazionali e le dinamiche di settore.
Export agroalimentare UE in crescita a settembre dopo il calo di agosto
Le esportazioni agroalimentari dell’Unione Europea hanno registrato una forte ripresa nel settembre 2025, invertendo la flessione osservata ad agosto. Grazie a un miglioramento nella disponibilità dei dati di Eurostat COMEXT, il monitoraggio del commercio agroalimentare europeo copre ora un periodo aggiornato fino a settembre, riducendo il ritardo di pubblicazione da tre a due mesi.
Nel mese di settembre, l’UE ha esportato prodotti agroalimentari per un valore di 20,1 miliardi di euro, con un aumento del 13% rispetto ad agosto e del 4% rispetto allo stesso mese del 2024. Nel periodo gennaio-settembre 2025, le esportazioni cumulative hanno raggiunto 177,4 miliardi di euro, segnando una crescita dell’1% su base annua. A sostenere i risultati sono stati soprattutto gli elevati prezzi dei prodotti a base di cacao e del caffè, mentre le esportazioni di cereali hanno registrato una diminuzione.
Anche le importazioni agroalimentari hanno continuato a crescere. A settembre hanno raggiunto 14,7 miliardi di euro, in aumento del 5% rispetto al mese precedente e dell’8% rispetto a settembre 2024. Complessivamente, nei primi nove mesi del 2025, le importazioni hanno toccato quota 141,7 miliardi di euro, il 13% in più rispetto all’anno precedente, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi di cacao e caffè.
Il surplus commerciale agroalimentare dell’UE è salito a 5,4 miliardi di euro a settembre, con un incremento del 45% rispetto ad agosto. Tuttavia, il dato resta inferiore del 6% rispetto allo stesso periodo del 2024. Tra gennaio e settembre 2025, l’avanzo commerciale cumulato si è attestato a 35,7 miliardi di euro, in calo di 13,5 miliardi rispetto all’anno precedente, una flessione attribuibile soprattutto all’aumento dei costi delle importazioni.