Progetto Animal In

Gestione delle foraggere

Negli ultimi anni l’agricoltura rigenerativa sta riportando al centro dell’attenzione sistemi produttivi capaci di coniugare sostenibilità, benessere animale e resilienza climatica. Tra questi, i sistemi silvopastorali rappresentano una delle soluzioni più promettenti: integrazione tra alberi, arbusti foraggeri, colture e pascolo animale in un ecosistema produttivo multifunzionale.

Le sperimentazioni più innovative dimostrano come specie arboree foraggere quali gelso, paulonia, ontano, sambuco e olmo siberiano possano diventare risorse strategiche per l’alimentazione animale e per la fertilità del suolo.

Il gelso: una risorsa proteica ad alta digeribilità

Uno degli elementi più interessanti di questi sistemi è il gelso foraggero, utilizzato in filari associati a noci da produzione e aree pascolive. La gestione prevede che gli animali non abbiano accesso diretto alle piante giovani: il foraggio viene raccolto manualmente tramite potature a livello dell’anca e distribuito successivamente al pascolo.

Il gelso presenta caratteristiche estremamente interessanti:

  • apparato radicale profondo, capace di recuperare nutrienti dagli strati inferiori del terreno;
  • elevato contenuto proteico;
  • foglia molto digeribile e poco fibrosa;
  • lunga disponibilità vegetativa, dalla primavera fino a novembre.

 

Particolarmente apprezzata è la varietà “Kokuso”, diffusa in Asia e nell’Est Europa, caratterizzata da foglie grandi e carnose, tradizionalmente impiegate anche per l’allevamento del baco da seta.

L’obiettivo futuro dell’azienda Iside è produrre quantitativi sufficienti di biomassa da essiccare e utilizzare come integrazione proteica nei periodi di carenza alimentare.

Più proteina, migliore utilizzo della fibra

L’integrazione con foraggi arborei non migliora soltanto la qualità nutrizionale della dieta animale, ma aumenta anche l’efficienza digestiva. Gli allevatori osservano infatti che, con un adeguato apporto proteico, gli animali riescono a consumare anche foraggi più coriacei e ricchi di fibra.

Questo si traduce in:

  • migliore valorizzazione del pascolo;
  • incremento della fertilità del letame;
  • maggiore efficienza alimentare;
  • riduzione della dipendenza da mangimi esterni.

 

Paulonia: crescita rapidissima e altissima appetibilità

Accanto al gelso, una delle specie più promettenti è la paulonia. Inizialmente introdotta per creare ombreggiamento e protezione climatica negli orti, si è rivelata anche un eccellente albero foraggero.

Le sue principali qualità sono:

  • crescita estremamente veloce;
  • elevata digeribilità;
  • buona disponibilità energetica;
  • straordinaria appetibilità per gli animali.

 

La paulonia possiede inoltre un legno molto tenero, facile da tagliare e capace di ricacciare rapidamente dopo la potatura. In condizioni favorevoli può raggiungere 6-8 metri in appena due anni e iniziare una produzione significativa di biomassa dal terzo anno.

Sistemi multilivello: alberi, frutta, foraggio e animali

Le sperimentazioni descritte mostrano una forte evoluzione verso sistemi agricoli multilivello. In un unico appezzamento convivono:

  • alberi ad alto fusto;
  • alberi da frutto;
  • arbusti da piccoli frutti;
  • siepi foraggere;
  • ortaggi;
  • animali al pascolo.

 

Tra gli esempi più interessanti vi sono sistemi con:

  • paulonia come strato emergente;
  • meli e susini nello strato intermedio;
  • lamponi, ribes e uva spina nello strato basso;
  • pecore, polli o conigli utilizzati per il controllo della vegetazione.

 

Questa stratificazione consente di:

  • aumentare la biodiversità;
  • proteggere le colture da grandine ed eccesso di sole;
  • migliorare il suolo;
  • produrre biomassa e biofertilizzanti;
  • diversificare il reddito aziendale.

 

Il ruolo dell’ontano e delle siepi foraggere

Un’altra specie protagonista è l’ontano nero, utilizzato come fissatore di azoto e produttore di foraggio proteico altamente digeribile. Le sue ramificazioni vengono progressivamente distribuite agli animali durante l’anno come integrazione alimentare.

Le siepi foraggere includono anche:

  • gelso;
  • sambuco;
  • salice;
  • olmo siberiano.

 

La gestione delle potature è fondamentale per garantire il corretto equilibrio tra ombreggiamento, produzione di biomassa e sviluppo delle colture sottostanti.

Gestione agronomica: i primi due anni sono decisivi

Dal punto di vista tecnico, emerge una regola fondamentale: le piante foraggere non devono essere potate nei primi due anni.

In questa fase la priorità è:

  • sviluppare un apparato radicale profondo;
  • accumulare riserve energetiche;
  • garantire la futura capacità di ricaccio.

 

Dal terzo anno in poi le piante possono sostenere uno o più tagli annuali senza compromettere la vitalità del sistema.

Anche il pascolamento diretto richiede attenzione: alcune specie tollerano bene il brucamento, mentre altre rischiano danni dovuti allo strappo dei rami da parte degli animali. Per questo motivo è fondamentale studiare tempi e modalità di accesso alle siepi foraggere.

Verso un’agricoltura resiliente

Questi modelli agroforestali dimostrano come sia possibile trasformare il concetto stesso di allevamento e produzione agricola. Non più sistemi separati, ma ecosistemi integrati in cui alberi, animali e colture collaborano per aumentare produttività, biodiversità e resilienza climatica.

L’agroforestazione foraggera rappresenta quindi non soltanto una tecnica agricola innovativa, ma una vera strategia per affrontare le sfide future dell’agricoltura: cambiamenti climatici, erosione del suolo, scarsità di risorse e necessità di ridurre gli input esterni.