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Cascina Bagaggera: un modello sostenibile di allevamento avicolo. Esperienza e gestione sul campo

L’allevamento avicolo rappresenta una realtà complessa ma estremamente interessante, soprattutto quando viene gestito secondo principi sostenibili e con una forte integrazione tra animali, territorio e persone. L’esperienza di Cascina Bagaggera offre uno spaccato concreto di come sia possibile coniugare produttività, benessere animale e valorizzazione del contesto agricolo.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la gestione operativa del pollaio, affidata quasi interamente ai ragazzi della cooperativa Corimbo, un’associazione ONLUS che lavora per l’inclusione lavorativa dei giovani con disabilità. Essi si occupano quotidianamente di tutte le attività fondamentali: dalla somministrazione del mangime alla raccolta delle uova, dalla pulizia dei nidi ai trattamenti contro eventuali parassiti come gli acari. Questo modello partecipativo non solo garantisce efficienza, ma crea anche un’importante dimensione educativa e sociale.

Attualmente l’allevamento conta tra le 130 e le 150 galline, con una scelta che nel tempo si è orientata verso ibridi commerciali, in particolare le galline rosse. Nonostante siano selezionate per sistemi intensivi, queste razze hanno dimostrato un’ottima adattabilità anche in contesti più estensivi, raggiungendo produzioni significative, fino a 240–250 uova all’anno per capo.

Fondamentale è l’organizzazione del pascolo, che si estende su circa 800 metri quadrati. Il terreno viene suddiviso in quattro aree, utilizzate a rotazione. Questo sistema permette alle galline di concentrarsi su una porzione alla volta, consumando l’erba e lasciando poi il tempo necessario alla rigenerazione del suolo. Sebbene l’alimentazione principale resti a base di granaglie, il pascolo contribuisce in modo determinante sia al benessere animale sia alla qualità finale delle uova.

Le galline rimangono in azienda per circa due anni, dopodiché vengono destinate alla macellazione e utilizzate nell’agriturismo, chiudendo così un ciclo produttivo interno e sostenibile.

Accanto alle galline, vengono allevate anche faraone in piccoli gruppi stagionali, generalmente tra settembre e dicembre. Si tratta di animali con caratteristiche molto diverse: più granivori, capaci di aprire e consumare semi che le galline non riescono a sfruttare. Tuttavia, presentano anche criticità, come l’elevata rumorosità e una maggiore vulnerabilità ai predatori, fattori che ne rendono complessa la gestione.

Dal punto di vista normativo e sanitario, emerge chiaramente l’importanza di valutare attentamente il contesto territoriale prima di avviare un allevamento. La presenza di altri allevamenti intensivi o il rischio legato all’influenza aviaria possono infatti limitare o impedire nuove attività. In questo caso, la posizione geografica favorevole ha consentito una gestione all’aperto senza particolari restrizioni.

Infine, un ruolo interessante è svolto dai galli. Sebbene non indispensabili per la produzione di uova, contribuiscono in modo significativo alla dinamica del gruppo: organizzano le galline in sottogruppi, le stimolano al pascolo e svolgono una funzione di guida e protezione. Il corretto rapporto, circa un gallo ogni 20–25 galline, risulta essenziale per mantenere equilibrio e benessere all’interno del gruppo.

Nel complesso, l’esperienza evidenzia come un allevamento ben progettato possa diventare un sistema integrato, capace di unire produttività, sostenibilità ambientale e valore sociale. Un modello replicabile, ma che richiede competenze, attenzione al territorio e una visione a lungo termine.